8 aprile 2008

LA TUTA ESPERANTO DE LA PREZIDANTO ______ ((por specifa utiligo de neesperantistoj))

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Tutto L'Esperanto del Presidente
((ad uso e consumo dei non esperantisti))

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Intervista di Davide Zingone* al Prof. Renato Corsetti

E’ con immenso piacere che ospitiamo stavolta sulle pagine del Babylon Café una delle massime autorità mondiali in fatto di Esperanto, il Professor Renato Corsetti, Presidente della FEI (Federazione Esperantista Italiana) ed ex presidente dell’UEA (Associazione Esperantista Universale), che ci ha gentilmente rilasciato questa intervista.
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Nel suo discorso in occasione dell’apertura del 92° Congresso Universale, tenutosi a Jokohama, si domandava: “C’è ancora posto in questo mondo per l’Esperanto?” Ma qual è la situazione attuale dell’Esperanto nel mondo?

La situazione attuale dell'esperanto nel mondo e' migliore di quanto non fosse in passato.
Attualmente ci sono due elementi che vanno attentamente
considerati. L'Esperanto marcia a tappe forzate nel sud del mondo. Chi volesse rendersi conto di che cosa e' l'esperanto in Asia non ha che da partecipare al prossimo congresso asiatico di Esperanto a Bangalore in India nel prossimo febbraio. Oppure potrebbe partecipare alle giornate di studio durante le prossime vacanze di Pasqua a Rumonge, cittadina sul lago Tanganyika.
L'altro fattore è la rete. Il mondo esperantista è in continuo fermento ed aumento perché la gente trova l'Esperanto in rete, se lo impara e chatta senza più pagare tessere alle organizzazioni esperantiste tradizionali. Non si riesce più a sapere quanti e dove sono gli esperantisti. Perfino in Second Life, Seconda Vita, ci sono molti avatar che siedono tutti attenti davanti ad un altro avatar che fa lezione di Esperanto.

E in Italia a che punto siamo? So che c’è in atto una polemica con RAI International, che ha deciso di tagliare le trasmissioni di notiziari in 26 lingue, tra le quali anche quella in Esperanto.

In Italia, come in tutti i paesi della Unione Europea, speriamo nell'Europa. L'Europa solennemente dichiara ad ogni pie' sospinto che vuole preservare la ricchezza del multilingusimo, ma come può farlo se non con l'Esperanto, lingua neutrale e creata apposta per proteggere tutte le lingue e tutti i diritti linguistici di tutti? A parte questa semi-battuta, il movimento italiano è vivo e combattivo. Basta dare un'occhiata a www.esperanto.it per rendersene conto. La polemica con la RAI è vera e mostra come l'attuale governo non sappia che cosa fare in questo campo. Da un lato si cercano di vendere le nostre merci nei Balcani, in Cina e nei paesi arabi e dall'altra si tagliano le trasmissioni in quelle lingue o in Esperanto, che erano ascoltate in tutto il mondo. Ma, si sa, i politici cambiano ed i problemi restano. Per ora stiamo insistendo perché le trasmissioni in tutte le lingue siano riprese in rete, con costi molto contenuti.

Ha da poco aperto il blog www.linguaeuropea.blog.com sul problema attualissimo e, a mio parere, spesso troppo turpemente sottovalutato, della lingua comune europea. L’intervento dello psicologo svizzero Claude Piron contro l’inglese, una lingua meno semplice di quanto la si voglia dipingere e imposta più da ragioni economico-politiche che da reale convenienza, è estremamente condivisibile. Ma lei pensa che ci siano effettivamente margini per aprire un dibattito democratico sulla lingua dell’Europa, o la battaglia contro lo strapotere della lingua di Albione è persa in partenza?

La vera battaglia non è contro l'inglese ma contro coloro che corrono sempre ad aiutare il vincitore. Voglio dire che molti nostri connazionali italiani o europei si fanno in quattro per far dimenticare che sono nati a Bisceglie e per accreditare il fatto che loro sono a loro agio solo se possono parlare in inglese. Ma come tutti i collaborazionisti alla fine della guerra perdono e sono rapidissimi a voltare gabbana. Adesso l'inglese è la lingua dei più forti, ma una volta era il francese, e già si annuncia all'orizzonte il cinese (che si comincia ad insegnare nelle scuole inglesi). La storia non è finita e noi stiamo sempre qui a contrastare lo strapotere del forte del momento. Comunque la battaglia non è così senza speranza come può sembrare. L'unica volta che ci fu un voto al parlamento sull'Esperanto (si trattava solo di un possibile esperimento), il 40% votò a favore. Non è poco.

Resta il fatto, non di poco conto, che nella tradizionale benedizione Urbi et Orbi, il Papa Benedetto XVI saluta la folla anche in Esperanto, di fatto riconoscendogli la dignità di lingua a tutti gli effetti. E prima di lui lo aveva fatto Papa Wojtila. Ma quali sono i rapporti tra la Chiesa e il movimento esperantista?

Molto buoni. L'Esperanto va d'accordo con tutte le ideologie, dall'ecumenismo cattolico all'internazionalismo proletario. L'unica ideologia con la quale l'Esperanto non va d'accordo è il nazionalismo, che nega l'uguaglianza fra uomini e popoli. La Radio Vaticana trasmette in Esperanto da decenni e continua a farlo. Molti papi si sono espressi a favore dell'Esperanto. Il movimento esperantista cattolico è forte. Non ci sono problemi su questo fronte.

I detrattori dell’Esperanto spesso lo conoscono poco o niente e non sono veramente addentro ai problemi della linguistica. Ma quali sono i reali difetti dell’Esperanto, visti dal di dentro?

Oste, è buono il vino? Si, veramente è buono. L'Esperanto è una lingua che funziona e non vi ha trovato difetti nemmeno Umberto Eco, che l'ha studiato e ne tratta nel suo libro "La ricerca della lingua perfetta", né Tullio De Mauro, che ha scritto una prefazione per una grammatica di Esperanto.
Certamente, come per tutte le lingue, per impararla bisogna studiarla un po’, non tanto ma un po’ si. Non si tratta di una di quelle lingue miracolose, ripetutamente annunciate, che tutti gli europei colti possono capire senza studiare. E' una lingua originale, con un lessico prevalentemente europeo ed una grammatica semplice e senza eccezioni prevalentemente agglutinante.

E’ sotto gli occhi di tutti che l’esplosione di Internet ha modificato la nostra vita. Gli esperantisti sono stati tra i primi ad approfittare dei potenti mezzi di divulgazione e di visibilità che la rete offre, con corsi on-line, blogs e forums di discussione. Ma tutto ciò è sufficiente per raggiungere gli scopi che il movimento esperantista si prefigge? Cosa si può ancora fare per dare ulteriore visibilità al progetto di Zamenhof?

Moltissimo si potrebbe ancora fare. Di internet ho già detto sopra. Certamente se gli attivisti fossero un po' di più, mi riferisco all'Italia, si potrebbe pensare ad azioni di informazione più organizzate con gazebo in tutte le città, e simili. Anche in rete, se ci fossero i mezzi, si potrebbero moltiplicare le pagine, che già, comunque, in Wikipedia ad esempio, se la battono con lingue forti come il turco o lo svedese.

E’ auspicabile in un prossimo futuro vedere l’insegnamento dell’Esperanto nelle scuole elementari italiane, come già avviene in alcuni Paesi dell’Est europeo, anche considerando i suoi indubbi vantaggi propedeutici nell’apprendimento successivo di altre lingue?

La proposta di legge del deputato Andrea Colasio dal titolo “Disposizioni per la difesa della diversità linguistico-culturale e per l'affermazione di valori di pace, democrazia e progresso attraverso la promozione e l'insegnamento della lingua internazionale Esperanto” è in attesa di discussione. Si tratta della proposta 129 del 28 aprile 2006.

Il suo oggetto e' semplice:

"All'articolo 9, comma 1, del decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59, le parole: «introduce lo studio di una seconda lingua dell'Unione europea» sono sostituite dalle seguenti: «introduce lo studio di una seconda lingua dell'Unione europea o della lingua internazionale Esperanto»."

In sostanza si tratta di aprire la possibilità all'Esperanto di essere insegnato in tutte le scuole. Speriamo che dopo la finanziaria si passi all'esame di molte altre proposte giacenti al Parlamento.

Spesso ai non esperantisti sfugge il fatto che l’Esperanto è una lingua concreta, efficace ed efficiente, spesso più duttile di altre lingue “etniche” per esprimere sfumature e significati. Oltre a giornali e riviste, esiste in Esperanto una considerevole produzione di musica che attraversa un po’ tutti i generi, dal rock al pop, passando per l’etnico. Ed esiste una fiorente letteratura, che accosta alle traduzioni dalle lingue “nazionali” una produzione originale importante. Anzi, qualche anno fa il poeta esperantista scozzese William Auld è stato addirittura candidato al Nobel. Qual è il suo giudizio sulla letteratura originale in Esperanto?

La letteratura originale in Esperanto è sicuramente la concretizzazione della lingua e della cultura dei suoi parlanti sparsi in tutto il mondo. E' incredibile l'intreccio di idee che permette una lingua in cui un autore brasiliano scrive per lettori italiani o giapponesi e viceversa. Io personalmente trovo altrettanto utile la letteratura tradotta in Esperanto dalle varie lingue del mondo. Senza Esperanto io non avrei mai letto il Kalevala finlandese o "Il cavaliere con la pelle di tigre" del medioevo georgiano. Se uno non parla Esperanto è condannato a leggere Dan Brown e solo quello per tutta la vita.

Oggi è Presidente della FEI (Federazione Esperantista Italiana) dopo aver ricoperto per anni il ruolo di Presidente dell’UEA (Associazione Esperantista Universale). Ma come è stato il suo personale incontro con l’Esperanto? Quando ha deciso di farlo diventare un elemento importante della sua vita?

In un tempo molto lontano. Era il mitico 1968, ed io mi resi conto che l'Esperanto era non solo una lingua ma anche un mezzo per liberare il mondo dall'oppressione linguistico-culturale dei forti sui deboli. E lo credo ancora.
In sostanza l'avevo studiato per interessi linguistici, poi l'ho continuato a praticare per interessi socio-politici. Nel frattempo ho sposato una moglie inglese con la quale parliamo da sempre in Esperanto, il che non guasta.

In conclusione, il suo saluto in esperanto ai lettori del Babylon Cafè.

Gxis revido en www.esperanto.it

(Arrivederci in www.esperanto.it )

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(*) Dal sito “Babylon cafè” - http://www.babyloncafe.eu/Corsetti.htm

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